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Viaggio nella Vienna di Klimt: tre anni dopo

La sindrome di Stendhal
«Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.»
 
Così scriveva Stendhal nel suo libro "Napoli e Firenze: un viaggio da Milano a Reggio" nel 1817. Da allora si usa indicare, come affetti dalla sindrome di Stendhal, tutti coloro che davanti un'opera d'arte di straordinaria bellezza provano un senso di vertigine, tachicardia, capogiro ed entrano in uno stato confusionale.
Sembra che noi italiani ne siamo immuni, dato il contesto culturale e il ricco patrimonio artistico che i nostri antenati ci hanno lasciato... ma non vi nascondo che in più di un'occasione ho provato qualcosa di simile ai sintomi descritti sopra.
 
Il viaggio.
 
L'episodio più recente che mi è tornato in mente in questi giorni si è verificato durante una mia visita a Vienna, in una gelida mattina di tre anni fa.
Ricordo ancora con emozione quel giorno, la stanchezza del lungo viaggio in auto, il cielo limpido, i giardini spogli del Belvedere e io che fremevo in coda alla biglietteria impaziente di vedere le opere del mio amato: Gustav Klimt.
 
 
Aspettavo quel momento da quando il mio prof. di storia dell'arte del liceo ci introdusse l'Art Noveau e i suoi più importanti esponenti. Rimasi particolarmente colpita dal genio di Klimt, uno degli artisti più rappresentativi di questo stile e uno dei massimi esponenti della "Secessione" viennese. Mi procurai un serie di libri per sognare...
Sperai che in un futuro non troppo lontano avrei potuto ammirare le sue opere dal vivo. E così dopo qualche anno il mio desiderio si è realizzato, quando il mio fidanzato mi propose di accompagnarlo a Vienna per un impegno universitario.

L'incontro. 
 
Una dopo l'altra, la bellezza delle sue opere mi rapì portandomi in un'altra dimensione, ma l'emozione che provai davanti a uno dei suoi quadri più famosi, "il bacio", fu davvero indescrivibile.
 
 
Rimasi folgorata, immobile e senza fiato ad osservare la straordinarietà del suo contenuto simbolico e dei suoi preziosismi.(Per approfondimenti suggerisco:I Segreti Dei Grandi Capolavori - Il Bacio Di Klimt)
 
L'ispirazione.
 
Dopo qualche mese da quell'incontro "fulminante" ci fu il mio matrimonio e indovinate qual'è stata la copertina del libretto della liturgia?
 
 
Da allora le sue opere hanno fortemente influenzato il mio stile, tanto che ho pensato di disegnare anche una linea di gioielli improntati sul suo stile fatto di spirali e colori brillanti.
In foto vi mostro i primi di una lunga serie di gioielli. Li ho chiamati "klimtini", e potete ben immaginarne il motivo...
 
 
Sono in argento .925, perle di fiume e cristalli swarovski.

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